| La PNL per tirare fuori le potenzialità presenti in tutti gli individui e di ristrutturare i momenti di crisi e i vincoli in opportunità Si sta consolidando, anche in Italia, una nuova professione, capace di intervenire efficacemente nell’aiutare le persone momentaneamente in difficoltà e sta diventando, come già da tempo in altri stati, una attività professionale riconosciuta. Alcune persone in determinati momenti della loro vita soffrono per la sensazione d’essere paralizzate, non avvertono nessuna possibilità di scelta, non hanno nessuna possibilità di azione, sperimentano la condizione esistenziale di non aver nessun potere rispetto a se stessi e alle possibilità di scelta che gli si presentano. Ciò che risulta straordinariamente interessante è che non è il mondo ad essere troppo limitato, ma sono loro stessi ad impedirsi di scorgere tutte le opportunità disponibili, solo perché queste non sono comprese nei loro modelli del mondo. Si apre a questo proposito il campo di azione del counselor che aiuta il cliente ad ampliare la gamma di opzioni nelle scelte delle proprie azioni. Si definisce con il termine “counseling” il processo di interazione tra due persone, counselor e cliente, attraverso il quale le abilità, gli atteggiamenti, i presupposti e le tecniche del counselor “aiutano la persona ad aiutarsi”. Si tratta della relazione di aiuto che intercorre tra due persone in cui una si rivolge all’altra per cercare di rispondere ad un bisogno specifico, ad un disagio particolare, relativo agli ambiti della famiglia d’origine e acquisita, ai rapporti affettivi, agli ambiti lavorativi e di autorealizzazione, ai momenti di crisi esistenziale, ai disturbi del comportamento. Tra counselor e cliente sussiste un rapporto paritario in cui quest’ultimo è attivamente alla ricerca di consulenza per migliorare le proprie relazioni con sé stesso e con il mondo. Il presupposto che costituisce il rapporto di counseling è che chi chiede aiuto ha già in sé le risorse necessarie per superare i propri problemi ed il counselor si propone di creare le condizioni per farle emergere. Il cliente non viene e non si sente connotato come “malato”, non è un paziente (dal latino pateo la cui radice è il greco pathos), ossia colui che sperimenta sofferenza e nulla può contro essa. Piuttosto viene considerato e si sente un soggetto attivo e autonomo che cerca aiuto non per guarire da una patologia, ma per vivere meglio, per imparare a prendere in mano le redini della propria vita e riuscire finalmente ad esprimere al massimo le sue potenzialità. In questa ottica il counselor non è un terapeuta (dal greco therapeuo), ossia colui che guarisce dalla malattia, ma un professionista che aiuta il cliente a rendere in qualche modo più ricca l’esperienza che ha del mondo. Il counseling è in definitiva un’arte che, attraverso modelli e tecniche, non si propone di curare, ma di tirare fuori le potenzialità presenti in tutti gli individui, per ristrutturare i momenti di crisi e i vincoli in opportunità, i problemi in occasione di crescita, trasformare i punti deboli e le credenze limitanti in punti di forza e in credenze potenzianti e motivanti. Il confine tra psicoterapia e conseling non è netto, molta psicoterapia è counseling e molto counseling è psicoterapia, ma sono estremamente netti gli ambiti di competenza. La psicoterapia si confronta con uno stato di malessere generalizzato e si occupa di ristrutturare un quadro disarmonico della personalità le cui origini sono profonde e lontane nel tempo. Il counseling si focalizza su un problema specifico che viene abilmente trasformato dal counselor in un obiettivo concreto da raggiungere. La differenza sostanziale quindi tra psicoterapia e counseling è il tipo di contratto stipulato tra terapeuta e cliente. Nella psicoterapia il problema è lo spunto per lavorare sulla personalità e si intraprende un processo di cambiamento profondo di cui non si conosce la durata. Il counseling, invece, focalizza l’attenzione sul presente, sul problema concreto ed attraverso presupposti e credenze, modelli di ristrutturazione e ampliamento della mappa del cliente, trasforma il problema-vincolo nell’opportunità di soddisfare il bisogno non appagato e di trasformare i desideri chimerici ed irraggiungibili in obiettivi concreti e realizzabili. In sostanza il counselor parte dal problema del cliente e rimane su di esso fino alla sua trasformazione, senza lavorare sull’intera personalità. Gli ambiti di intervento del counseling sono molteplici, oltre a quello individuale, come ampiamente descritto sopra, vi sono le applicazioni in cui il cliente non è un singolo, come per il counseling familiare e di coppia, che permette di affrontare e risolvere problematiche appartenenti alla sfera relazionale e comunicativa di un nucleo familiare, e quello di gruppo e comunitario che permette di affrontare problemi di convivenza e di comunicazione. La nascita ufficiale del counseling risale agli anni cinquanta negli Stati Uniti, dovranno passare venti anni prima che approdi in Europa, per esattezza in Inghilterra, ma solo negli anni ottanta arriva in Italia senza però riuscire a diffondersi. La sua diffusione come attività professionale, anche se non riconosciuta come tale dallo stato italiano, risale agli anni novanta. Proprio in questi ultimi anni si è avviato il processo di riconoscimento giuridico. A delineare l’identità, gli ambiti di competenza, il diritto, l’etica e la deontologia professionale, a riconoscerla come attività professionale distinta da altre ed a costruire un albo privato dei counselor, in Italia è stata la S.I.Co, Società Italiana Counseling, mentre in Europa l’organo di riferimento è la E.A.C., European Association Counseling. In Italia il counseling è praticato come attività non regolamentata (ossia non regolata da una specifica legge). Questa situazione è ormai in via di cambiamento. Della esistenza di tale realtà, infatti, anche lo stato italiano si avvia a prendere atto attraverso iniziative orientate a regolare questa area e finalizzate principalmente alla tutela degli utenti. Si auspica che anche in Italia il counseling, così come già da tempo in altri stati, diventi presto una attività professionale riconosciuta. In altri paesi europei è infatti già considerata come un attività professionale riconosciuta, con istituzione e tutela da parte di un albo professionale. Il conselor non è necessariamente uno psicologo, ma è una persona che ha ricevuto una formazione appropriata e oggi finalmente regolamentata dalle direttive della S.I.Co, in linea con l’E.A.C. |
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